Per Fava l'incremento degli over 55 al lavoro "è il segno di un Paese che lavora più a lungo perché è cambiata la struttura della popolazione". Un dato demografico, dunque, prima ancora che una scelta individuale: l'allungamento della vita media e la composizione per età della popolazione italiana spingono un numero crescente di persone a restare nel mercato del lavoro oltre la soglia dei 55 anni.

Il presidente dell'Inps ha però posto un limite esplicito a questa lettura. "Non tutti i lavori consumano allo stesso modo e non tutti arrivano alla stessa età con le medesime risorse", ha spiegato, indicando in questo squilibrio "il nodo politico della longevità". Da qui, secondo Fava, "la necessità inderogabile di porre la centralità della donna al cuore di qualsiasi strategia di sostenibilità".

Il ragionamento si fonda su una distinzione precisa tra uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale. "L'uguaglianza non consiste nel trattare allo stesso modo vite che hanno conosciuto fatiche diverse", ha affermato Fava. "Consiste nel riconoscere quelle differenze prima che diventino un destino".

Nel suo intervento il presidente dell'Inps ha ripercorso gli ostacoli che, secondo i dati richiamati, le donne continuano ad affrontare lungo l'intero arco della vita professionale: percorsi di carriera segnati da discontinuità forzate, un persistente divario retributivo di genere, penalizzazioni nel reinserimento lavorativo dopo la maternità e il peso sproporzionato del lavoro di cura familiare, che ancora troppo spesso ricade sulle loro spalle.

Sul fronte previdenziale Fava ha citato numeri puntuali: le donne rappresentano il 51% dei pensionati, ma ricevono appena il 44% dei redditi pensionistici e portano con sé quasi sei anni di contribuzione in meno rispetto agli uomini. "La pensione non crea queste distanze. Le registra", ha osservato, spostando l'attenzione dalle prestazioni alle cause che le determinano nel corso della carriera.

Da qui la conclusione indicata dal presidente dell'Inps: "Garantire carriere davvero sostenibili significa quindi eliminare le discriminazioni strutturali che frenano il talento femminile, promuovere la condivisione delle responsabilità familiari e valorizzare il contributo insostituibile delle donne alla crescita del Paese". Un passaggio che collega la sostenibilità del sistema previdenziale e del mercato del lavoro alla parità effettiva, non solo dichiarata.