Le anticipazioni delle case costruttrici stanno delineando il programma di EICMA 2026 a Rho-Fiera, ma una parte del dibattito ruota attorno a modelli che gli appassionati vorrebbero vedere e che, al momento, non sono annunciati. Sei proposte grafiche e progettuali di Kardesign e Oberdan Bezzi esplorano spazi lasciati scoperti o riportano in chiave moderna nomi storici. Si tratta di ipotesi, non di anteprime ufficiali.
La prima riguarda una Kawasaki sovralimentata di media cilindrata, più leggera e accessibile della Z H2 da 200 CV. L’idea di una moto intorno ai 150 CV nasce dal confronto con la Honda V3R 900 E-Compressor, il cui arrivo a EICMA viene considerato possibile sulla base dei brevetti citati nell’articolo. Kawasaki non ha annunciato un progetto di questo tipo.
Per Moto Guzzi, Bezzi immagina la V100 Le Mans Classic con cupolino essenziale, serbatoio sagomato e codone monoposto ispirati alla Le Mans del 1975. La base tecnica teorica sarebbe la V100 Mandello: motore bicilindrico a V da 1.042 cm³ e 115 CV, elettronica e ciclistica moderne. Non risultano però segnali ufficiali di un debutto.
Un’altra proposta unisce il motore monocilindrico Superquadro da 659 cm³ della Hypermotard 698 alla famiglia Ducati Scrambler. Il propulsore sviluppa 77,5 CV e 63 Nm; secondo l’ipotesi, una versione più leggera potrebbe affiancare la Scrambler da 800 cm³. Anche questa rimane una possibilità immaginata, non un modello annunciato.
La Fantic Supermotard 500 viene presentata come un possibile sviluppo della Stealth 500: il motore Minarelli da 463 cm³ eroga 45 CV e la moto pesa 147 kg a secco. Una configurazione motard con manubrio alto, sospensioni a maggiore escursione e ruote da 17 pollici potrebbe rivolgersi ai titolari di patente A2.
Le ultime due idee sono più speculative. La Honda CBX1200F immaginata da Kardesign abbina alla CB1000F attuale un sei cilindri in linea che richiama la CBX 1000 del 1978. La proposta Suzuki “Slingslab”, invece, combina la base della GSX-R1000R con elementi estetici della GSX-R750 del 1985 e della Slingshot del 1988.
Il filo comune è la distanza tra immaginazione e produzione: alcune proposte riutilizzerebbero piattaforme esistenti, altre richiederebbero investimenti difficili da giustificare per un pubblico ristretto. Per ora sono esercizi di design e riflessioni sulle direzioni possibili del mercato; non vanno confuse con novità confermate per il salone.