Secondo un’analisi della piattaforma di threat intelligence Intorqa citata da Ricochet, gli abbonamenti a software di cheating per 15 titoli di videogiochi genererebbero circa 3,5 miliardi di dollari all’anno; includendo la vendita di account, il boosting e lo spoofing, la stima sale a 8,5 miliardi di dollari.
Il costo di un abbonamento a questi servizi varia tra i 40 e i 100 dollari al mese, e per alcuni utenti il totale speso per barare può superare i 1.000 dollari in un anno.
La serie ‘Call of Duty’, particolarmente colpita dal fenomeno, ha visto un’enorme crescita di utenti dopo il lancio della modalità gratuita Warzone, rendendo la lotta ai cheat una priorità per Activision, che nel 2021 ha istituito il Team Ricochet per contrastare i sistemi di cheating.
Nel comunicato più recente, Ricochet ha dichiarato di aver ostacolato più di 375 attività di rivendita di cheat, di aver inviato oltre 80 diffide legali e di aver chiuso 31 dei principali fornitori di strumenti per barare negli ultimi mesi.
Gli sviluppatori avvertono che l’avanzamento dell’intelligenza artificiale generativa e la crescente sofisticazione dei cheat rendono più difficile il rilevamento, ma la pressione legale e le sanzioni aumentano i costi e i rischi per chi opera nel mercato illegale.
Il prossimo test per le contromisure anti‑cheat sarà la pubblicazione di ‘Call of Duty: Modern Warfare 4’, prevista per il 23 ottobre, che servirà da banco di prova per valutare l’efficacia delle nuove misure di Activision.