Due caccia italiani della Task Force Air «Baltic Thunder III», nell'ambito della missione Nato di difesa aerea del fianco Est, sono intervenuti nei cieli lituani dopo la violazione dello spazio aereo da parte di due jet militari russi. L'intercettazione è avvenuta nelle stesse ore in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in visita ufficiale in Norvegia, commentava da Oslo quella che ha definito una delle sempre più frequenti «provocazioni» di Vladimir Putin.

L'analisi della premier è netta: secondo Meloni il leader russo cerca l'escalation per «spostare l'attenzione dal campo, dove la guerra non sta andando come lui aveva promesso». Da questa lettura discende la posizione espressa dalla presidente del Consiglio, secondo cui l'Europa «non debba reagire» alle provocazioni e debba invece pensare di scegliere un inviato sull'Ucraina, capace di parlare con una sola voce, così da «rafforzare la propria posizione» al tavolo negoziale.

Il doppio messaggio agli alleati europei è arrivato dalla breve conferenza stampa che ha seguito l'incontro tra Meloni e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store. Sullo sfondo, nelle cancellerie europee si studiano i report sulle minacce ibride di Mosca, che includono anche scenari di un attacco alla Romania all'inizio del 2027. Per la premier, una escalation conviene solo a Putin, in una situazione «delicata» in cui l'Europa deve andare oltre «la moltiplicazione di formati, eventi e interlocutori».

Quanto all'inviato sull'Ucraina, Meloni sottolinea di proporlo da tempo e indica il profilo utile: può essere espressione di una nazione «di media grandezza, schierata con l'Ucraina, che conosce la Russia e ha buoni rapporti con gli Stati Uniti». Un identikit che, è stato osservato, corrisponde alla Norvegia. Qualcuno potrebbe pensare a Jens Stoltenberg, ex premier norvegese ed ex segretario generale della Nato, ma quello di Meloni non è un endorsement, viene assicurato.

Non è passato inosservato lo scarso entusiasmo con cui la presidente del Consiglio ha commentato le proposte lanciate da Ursula von der Leyen 24 ore prima. Sul Consiglio di sicurezza europeo il giudizio resta sospeso, con una preoccupazione espressa dalla premier: «L'unica cosa da evitare è fare doppioni, devo capire cosa c'è di diverso nella proposta di von der Leyen rispetto all'articolo 4 della Nato».

Sul Canada membro associato dell'Unione europea, svolta che ha scatenato l'ira di Donald Trump, la posizione di Fratelli d'Italia è stata espressa da Nicola Procaccini, eurodeputato e fedelissimo di Meloni: «Un errore, più che fare l'associazione con il Canada, la si sta facendo contro gli Usa». La premier ha scelto toni più diplomatici: «Non i dettagli, ma partner seri e affidabili che ci possono aiutare verso un'autonomia strategica devono essere coinvolti».

Decisamente carica all'indomani del decreto sul bollo auto-moto, Meloni ha risposto anche a una domanda sulle proposte di Elly Schlein su come usare la flessibilità per l'energia: «Approfondirò senza i pregiudizi che hanno le opposizioni. Da una lettura velocissima - la stoccata - sono contenta vi sia un implicito riconoscimento del lavoro del governo».

Dalla visita ufficiale a Oslo, la prima di un presidente del Consiglio italiano dopo quasi 15 anni, Meloni torna con la convinzione di aver stretto con la Norvegia «una partnership solida a 360° sulla sicurezza, a livello tecnologico, politico e industriale». I due leader hanno messo in fila i dossier su cui rafforzare la cooperazione. In cima c'è quello energetico, cruciale anche perché, come ha ricordato il padrone di casa, la Norvegia «fornisce all'Italia il 10% del gas che utilizza».

Difesa, cantieristica navale, materie critiche, spazio sottomarino e dominio spaziale sono i dossier approfonditi anche nella cena con alcune grandi aziende norvegesi e italiane, tra cui Leonardo, Fincantieri e Saipem. La premier descrive una collaborazione che va dall'Africa, attraverso il Piano Mattei, all'Artico, sulle cui prospettive Store conta di avere informazioni attraverso la «diplomazia dell'Italia».