È stato convalidato l’arresto del ventenne coinvolto nell’aggressione a un rabbino avvenuta a Milano, alla fermata del bus 67 in zona Bande Nere. Dopo l’udienza in direttissima, la giudice Sofia Fioretta ha disposto come misura cautelare l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte a settimana.
La Procura, con il pm Luca Gaglio, ha ricostruito in aula la denuncia presentata dal rabbino sessantenne, secondo cui tre giovani lo avrebbero schernito, gli avrebbero tolto il copricapo e uno di loro lo avrebbe colpito con un calcio alle gambe. Il reato contestato riguarda propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, religiosa ed etnica.
Secondo quanto emerso, nella denuncia non si parla di pugni, pestaggi, altri calci o sputi. Il rabbino ha però riferito di essersi sentito obiettivo dell’aggressione in quanto ebreo, anche perché i tre parlavano in arabo e lui non comprendeva ciò che stavano dicendo.
Il ventenne, nato in Italia da famiglia tunisina, ha fornito davanti alla giudice una versione diversa dei fatti. Ha sostenuto di non essere in grado di riconoscere abiti o copricapi religiosi, di non avere interesse per la Palestina o per la guerra e ha descritto l’episodio come un gesto nato da uno scherzo tra giovani. Ha ammesso il calcio, spiegando di averlo dato perché il rabbino era arrabbiato e lo stava fotografando.
Fuori dall’aula ha parlato anche il fratello ventunenne dell’arrestato, indagato nella vicenda. Ha negato intenzioni razziste, sostenendo che i tre non avrebbero colpito il rabbino all’inguine né tirato pugni. Ha detto di essere nato in Italia, di studiare ingegneria meccanica al Politecnico di Milano e di fare volontariato nella Protezione civile di Codogno.
Il ventunenne ha raccontato che il gruppo si trovava in una piazza in zona Bisceglie in attesa di un amico e stava realizzando video per TikTok. Secondo la sua ricostruzione, uno dei ragazzi avrebbe preso il cappello del rabbino per scherzo, dicendo di voler vedere se gli stava bene, per poi restituirlo. Ha aggiunto che le telecamere della zona potrebbero dimostrare che non ci fu una fuga né un’aggressione come descritta.
La Procura ha chiesto l’acquisizione delle immagini delle telecamere della zona. Il processo si aprirà il 12 novembre, mentre nel foglio di via notificato dalla Questura si legge che i tre si sarebbero avvicinati al rabbino con atteggiamento provocatorio e aggressivo, lo avrebbero deriso dopo essersi impossessati del cappello e lo avrebbero colpito con un calcio prima di allontanarsi.
Il rabbino Davia Mizrai Shalom, responsabile della sinagoga Chabad nella zona ovest di Milano, ha raccontato di essere stato aggredito mentre stava andando a prendere i figli a scuola. Ha detto che ultimamente aveva ricevuto molti insulti, ma che questa volta l’episodio era andato oltre. Secondo il suo racconto, i tre lo avrebbero circondato mentre era alla fermata, uno avrebbe preso il suo cappello e, quando lui ha iniziato a filmare, sarebbe stato colpito.
La vicenda ha suscitato reazioni politiche e istituzionali. La presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Livia Ottolenghi, ha espresso solidarietà al rabbino e alla Comunità ebraica di Milano, parlando di un grave episodio antisemita e ringraziando le forze dell’ordine per il rapido fermo dei tre giovani.
Anche la vicesindaca di Milano, Anna Scavuzzo, ha espresso solidarietà al Rabbinato e alla Comunità ebraica milanese, affermando che l’antisemitismo deve essere eradicato in ogni forma. Il ministro dei Trasporti e leader della Lega Matteo Salvini, intervenendo a Telelombardia, ha collegato l’episodio a quello che ha definito un problema di immigrazione di matrice islamica.