La visita ha avuto come primo momento la tappa al Poligono militare di Monte Romano, dove Mattarella ha assistito all'esercitazione 'Aegis 26' dell'esercito. Davanti ai militari il presidente ha sottolineato che «la difesa, allo scopo di garantire la pace, deve necessariamente fondarsi su uno strumento militare che sia avanzato tecnologicamente», «coeso e integrato in ambito di interforze a livello nazionale» e «interoperabile con i nostri alleati e partner», in «un quadro europeo che consenta sinergie, economie di scala e migliori capacità». Appunti, quelli del capo dello Stato, destinati ad alimentare il dibattito sul riarmo e sui temi collegati.
Il passaggio successivo ha riportato l'attenzione sul fronte interno. Mattarella ha visitato la 'Stanza Rosa' del pronto soccorso dell'Ospedale Misericordia di Grosseto, un'esperienza nata come pilota nel 2010, dove le vittime di abusi vengono accompagnate in un percorso non solo sanitario, ma anche sociale, psicologico e legale.
Numeri alla mano, il presidente ha parlato di un «allarme che continua a essere presente»: «L'anno passato 97 femminicidi, quest'anno nel primo semestre già 34». Di qui la definizione di quello che ha chiamato «un impegno pubblico della Repubblica, di tutta la comunità», che non consiste soltanto «nell'impedire, nel reprimere, ma nel prevenire, cancellando, rimuovendo questa sorta di ritardo, di deficit, di carenza culturale».
Il richiamo alla scuola è stato esplicito: serve «educazione nelle scuole, nell'università, sul lavoro professionale, per trasmettere un senso dei rapporti umani, che ha sempre caratterizzato il modo di crescere della civiltà». Un passaggio che ha sfiorato un tasto divisivo della politica italiana, ossia gli scontri attorno al ddl Valditara che, per l'educazione sessuo-affettiva, stabilisce l'obbligo del consenso informato dei genitori. Nel dibattito pubblico, forze politiche come quelle del generale Vannacci mettono in discussione il reato di femminicidio.
Sullo sfondo resta il caso che ha segnato la cronaca delle ultime settimane. È stato il presidente della Toscana Eugenio Giani a tratteggiare lo stato d'animo della platea locale: «Abbiamo vissuto con un'intensità senza fine il dolore per quello che, a Barberino del Mugello, ha visto la povera Lorena», gettata da un cavalcavia «dopo essere stata legata e messa in un bagagliaio» dall'ex, che poi si è ucciso. Le parole di Mattarella sono suonate come una risposta all'appello del padre di Lorena, che aveva chiesto «a tutta la politica» interventi per le scuole e per i centri anti-violenza «affinché non succeda più».
Quello che lo Stato già fa lo ha raccontato la voce spezzata di Vittoria Doretti, responsabile della rete regionale del Codice Rosa in Toscana: «Col primo caso, nel 2010, si è aperto un mondo. Le denunce sono salite tantissimo, perché avevamo trovato un modo per evidenziare un fenomeno che fino a quel momento era rimasto nascosto. Allora ci siamo impegnati. Abbiamo continuato a farlo, ma è difficile Presidente, estremamente difficile. La più grande alleata della violenza è la solitudine della vittima, glielo leggi negli occhi. Se una donna muore è una sconfitta dello Stato».
A lei Mattarella si è rivolto quando ha ringraziato gli operatori: «Immagino cosa deve essere stato all'inizio: l'impegno, la fatica, la dedizione, i sacrifici. Il ringraziamento è anche per l'intuizione della coralità dell'impegno contro la violenza sulle donne».
Dalla giornata toscana escono dunque due binari distinti ma paralleli: da un lato la riflessione sulla difesa e sull'integrazione militare europea, dall'altro la richiesta di un impegno che parta dalla prevenzione culturale e dalla scuola, con i numeri dei femminicidi a segnare il perimetro dell'emergenza indicata dal capo dello Stato.