La decisione della giudice Sofia Fioretta recepisce la contestazione del pubblico ministero Luca Gaglio, che aveva qualificato il fatto come "propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, religiosa ed etnica". Per configurare il reato di istigazione alla discriminazione, il pm ha indicato come atto di violenza proprio il calcio sferrato al rabbino, dopo che l'uomo aveva scattato una foto ai giovani per difendersi da loro.

Secondo quanto ricostruito nell'imputazione, Davia Mizrai Shalom, responsabile della sinagoga Chabad, si trovava vicino alla fermata di un bus quando i tre si sono avvicinati "con fare provocatorio ed aggressivo". Dopo essersi impossessati del suo cappello e averlo deriso, lo hanno colpito con un calcio all'altezza dell'inguine e sono fuggiti. Il copricapo, si legge ancora nella ricostruzione, era stato prima tolto e poi restituito al 60enne.

Tra gli elementi indicati come motivi di odio razziale e religioso ci sono anche gli scherni ripetuti ai danni dell'uomo, preso di mira per la sua età e per il solo fatto di essere di religione ebraica: i tre ridevano e parlavano tra loro mentre gli mettevano le mani addosso. Il rabbino li ha filmati mentre si allontanavano e nella denuncia ha scritto di aver percepito subito di essere un obiettivo in quanto ebreo, pur non capendo quanto dicevano perché parlavano in arabo.

Oltre a Ilyes Zahani, arrestato dalla Polizia, erano presenti il fratello 21enne e un amico: entrambi risiedono con lui nel Lodigiano e sono indagati a piede libero per lo stesso reato. Alla Questura è stato notificato ai ragazzi un foglio di via con divieto di ritorno a Milano per un anno, nel quale si parla di "brutale violenza" e di "allarme sociale".

Nel corso dell'udienza per direttissima, la versione difensiva del 20enne è stata ritenuta non credibile, perché non è possibile, secondo quanto emerso, che non sapesse che quell'uomo fosse ebreo. "Non sono in grado di riconoscere quei vestiti, quei cappelli e non mi interessa nulla della Palestina, né della guerra. Tra noi giovani si fa a volte di togliere i cappelli, lo si fa per scherzo", ha sostenuto Zahani, aggiungendo: "Gli ho dato un calcio solo perché era arrabbiato perché mi stava facendo una foto, ho perso la testa".

Poco prima, il fratello 21enne, in attesa fuori dall'aula e poi soddisfatto per la scarcerazione di Ilyes, ha raccontato ai cronisti la sua versione dei fatti: "Non siamo razzisti. Nella denuncia c'è scritto che lo abbiamo preso a calci, ma hanno descritto un film. Se vedono le videocamere eravamo fermi. Nessuno ha tirato un pugno o l'ha colpito all'inguine. Se lo vedo gli stringo la mano e gli dico 'se ti abbiamo fatto un danno, perdonaci'".

La Procura ha chiesto l'acquisizione delle telecamere della zona, anche in vista del processo che si aprirà il 12 novembre. La misura dell'obbligo di firma due volte a settimana resta in vigore per il 20enne dopo la convalida dell'arresto.