L'obiettivo dichiarato è il ricambio generazionale. Durigon ha spiegato che la misura, se realizzata in via sperimentale per tre anni, costa 1,6 miliardi l'anno, circa cinque miliardi nell'arco del triennio. La stima è di 80mila uscite il primo anno e di circa 180mila nel triennio.

Il nodo su cui il Governo sta lavorando è quello dell'importo. «Non vogliamo creare pensionati poveri — ha detto il sottosegretario — ma per alcune categorie, come per chi non ha lavoro, possiamo lavorare per abbassare quella quota o addirittura annullarla».

Durigon ha poi indicato la direzione della flessibilità: «Oggi va fatta una flessibilità mirata, di scelta, non solo anticipata, ma anche posticipata, a seconda delle mansioni e dell'attività». A sostegno della sua tesi ha citato il dato sugli over 55 al lavoro, cresciuti del 65% in sei anni, e il gap nel ricambio generazionale: «Non credo siamo arrivati a questi numeri perché ci sono tutti lavoratori che vogliono rimanere al lavoro o necessitano di rimanere, ma perché le norme hanno fatto sì che sia stato un obbligo e non una scelta».

Sul fronte della sostenibilità, il sottosegretario ha affermato che «la sostenibilità per l'Inps c'è» e che non bisogna guardare solo alla spesa pensionistica ma «all'investimento pensionistico». Quanto al mercato del lavoro, ha definito molto positivi i dati sull'occupazione, pur rilevando un alto tasso di disoccupazione tra i giovani: «La possibilità di introdurre una flat tax per i giovani, e far sì che ci sia una flessibilità in uscita con 64 anni, può rigenerare il mercato del lavoro».