Sulle ragioni della mancata presenza italiana nel palmarès principale del Festival, Scamarcio ha detto: "Ho sentito parlare molto bene di tanti film italiani a Venezia. È solo una coincidenza fortuita, non c'è nessuna ragione. A volte le giurie fanno dei compromessi, magari gli italiani sono stati penalizzati in un gioco di distribuzione dei premi". L'attore ha poi aggiunto: "Comunque l'Italia due premi li ha presi e noi siamo molto felici di averli ricevuti. Mi dispiace che non ci sia stato un altro film italiano, o altri due, a vincere qualche premio, però sono molto felice di avere vinto".
La pellicola, girata tra Torino e il Piemonte, è stata premiata a Venezia con il riconoscimento per il miglior attore a Scamarcio e quello per la miglior sceneggiatura a Landucci e Damiano Femfert. Per l'attore si tratta anche di un ritorno in un territorio che conosce bene. "Torino è una città bellissima, culturale, elegante. Frequento il Piemonte dai tempi della Freccia Nera. Ho anche dei piccoli posti segreti che frequento, tanti amici", ha raccontato.
La scelta del territorio non è casuale. "Volevo ambientare il film in una provincia simile alla mia, borghese, industriale", ha spiegato Landucci, per il quale Venezia ha rappresentato un passaggio particolarmente significativo. "Come regista uno sogna sempre di fare un film che vada a Venezia. Per me essere in Orizzonti è stato bellissimo", ha detto. Il regista ha ricordato anche un ritorno al Festival dopo un'esperienza molto diversa: "Ero andato una sola volta nel 2009, per un film in cui avevo fatto l'assistente. Avevo dormito in macchina perché non potevo permettermi altro".
Al centro de 'I figli della scimmia' c'è anche un rapporto umano che ha lasciato un segno profondo nell'attore. "È pieno d'amore e di dolcezza, riesce a mettere in scena personaggi autentici. C'è una sorta di sincerità, il ritratto di una famiglia speciale in cui però possiamo tutti riconoscerci", ha spiegato Scamarcio. Particolare il riferimento ad Andrea, con cui ha condiviso il lavoro sul set: "Lavorare con lui è stata un'esperienza incredibile. Sul piano umano è stato indimenticabile. Ha cambiato la mia consapevolezza di quanto sono fortunato". E ha aggiunto: "A volte ci arrabbiamo per cose futili e vedere Andrea che, nonostante la sua condizione difficile, arrivava sul set con un'energia pazzesca mi sembra una lezione di vita fondamentale".
Secondo Scamarcio il film può parlare soprattutto alle nuove generazioni. "Dobbiamo far comprendere ai più giovani l'importanza dei temi di questo film. A volte viene fuori un film onesto, autentico, sincero, con l'obiettivo primario di creare empatia umana", ha affermato.
L'attore è intervenuto anche sulle polemiche legate al documentario 'Naza', proiettato a Venezia. "Non è la prima volta che vediamo da parte di questo Stato un comportamento totalmente inaccettabile", ha detto riferendosi alle critiche di Israele. Ha invece scelto di non commentare le dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini sul Festival di Venezia. "Non voglio parlare di politica. Questo film è talmente delicato, bello. Sono io che li censuro", ha concluso.