Il confronto riguarda risorse che l’Italia potrebbe utilizzare entro il 2028 per accelerare la transizione energetica. «Intendo approfondirle senza pregiudizi», dice Giorgia Meloni delle proposte di Schlein, aggiungendo una stoccata: «Sicuramente non ho i pregiudizi dell’opposizione italiana».
La scelta della segretaria dem incontra però la contrarietà degli alleati. Il leader di Avs Angelo Bonelli definisce «incomprensibile» la mano tesa, accusando Meloni di avere sabotato per quattro anni le politiche ambientali e climatiche in Italia e nell’Unione europea. Il presidente del M5s Giuseppe Conte richiama invece le intenzioni del governo sulle trivellazioni: «Oggi non ci sono le condizioni per lavorare insieme». E conclude: «Adesso Meloni è meglio che vada a casa e lasci lavorare noi».
M5s e Avs insistono sulla necessità di costruire un’alternativa di governo, ma restano da definire sia un programma comune sia la leadership della coalizione. Dalle 14 di domani gli iscritti al Movimento voteranno online sulle proposte da presentare agli alleati progressisti, articolate in venti aree tematiche. Alcuni quesiti, dall’ambiente al lavoro, sono già pronti; altri sono ancora in fase di revisione.
Tra i nodi più delicati figurano la politica estera e la posizione sulla guerra in Ucraina, su cui persistono differenze nel campo largo. Interpellato a Dritto e Rovescio sulle armi a Kiev, Conte risponde: «I progressisti non fanno la corsa al riarmo».
Sul percorso del M5s pesa anche lo scontro con Beppe Grillo, accompagnato dalle voci su una sua possibile nuova formazione politica. L’ex deputato pentastellato Marco Bella, vicino al fondatore, non conferma né smentisce l’ipotesi. Su Facebook precisa che nel podcast di Grillo non si è parlato di fondare nuovi partiti, ma domanda: «Se anche Beppe volesse fondarsi una nuova forza politica... che ci sarebbe di male?». Esclude inoltre che sarebbe un partito «di sinistra», definendo queste categorie ormai superate.
Bella descrive Grillo come «super-determinato a riprendersi nome e simbolo del MoVimento». La battaglia legale costituisce un passaggio cruciale per il M5s, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche. Nelle anticipazioni dell’intervista a Pulp podcast, Grillo attacca la gestione di Conte, sostenendo che il Movimento sia ormai «un’altra cosa» e accusandolo di non avere idee.
Conte replica prendendo le distanze dal fondatore: «Io ho già dato». Quindi aggiunge: «I problemi economici di Grillo non sono più i miei. A noi interessano i problemi economici degli italiani».
Rimane aperta anche la questione delle eventuali primarie del centrosinistra. Nel Pd è circolata, ed è stata subito smentita, l’ipotesi di un doppio turno che consentisse di candidare, insieme a Schlein, anche Giorgio Gori per attrarre il voto riformista. Il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia chiarisce che, una volta concluso il lavoro sul programma, se la coalizione sceglierà le primarie, il Partito democratico avrà «un solo candidato».
Sul nome di Gori interviene anche Matteo Renzi, che lo definisce «un riformista nell’animo», precisando però di non voler discutere delle scelte interne di altri partiti.
Al centro si muove intanto Ernesto Maria Ruffini, che annuncia la trasformazione di Più Uno in un nuovo soggetto politico, con un appuntamento fissato per il 10 ottobre a Roma. «Non si tratta di aggiungere semplicemente un altro partito a quelli che già esistono», spiega. L’obiettivo dichiarato è dare una forma compiuta al lavoro avviato attorno alle priorità del Paese e alle sfide da affrontare.