Secondo le prime ricostruzioni, il velivolo senza pilota ha colpito l’Eurofighter mentre era fermo sul suolo della base King Fahd nella notte tra il 17 e il 18 settembre, provocando danni all’aeromobile ma, per il momento, nessuna notizia di feriti tra il personale a bordo.

La base ospita la task force Air‑Arabia, composta da circa 400 militari italiani, e una componente terrestre di almeno 260 soldati provenienti da Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati, dotata di una batteria missilistica Samp/T, due radar Kronos e una batteria di cannoni Skynex, per un totale di circa 700 truppe italiane sul territorio saudita.

L’intervento italiano nella regione, iniziato a marzo scorso, fa parte dell’operazione “Task Force Arabia”, volta a sostenere la difesa dei cieli dei paesi partner del Medio Oriente. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato che le forze italiane operano nella zona dal 2014 nell’ambito della missione Inherent Resolve contro l’ISIS.

L’attacco al jet ha riacceso il dibattito politico in Italia. Il giornalista Marco Travaglio, su Fatto Quotidiano, ha interrogato il governo sul coinvolgimento dell’Italia in una guerra che vede gli Stati Uniti e Israele contrapposti all’Iran, chiedendo chi abbia autorizzato l’intervento e perché il Parlamento non sia stato informato.

L’opposizione ha chiesto al ministro Crosetto chiarimenti sulle regole d’ingaggio attuali, temendo che una missione di “pace” possa trasformarsi in una di “guerra”. Alcuni parlamentari hanno sollevato la possibilità di richiamare le truppe in Italia, mentre altri hanno sottolineato la necessità di mantenere la presenza per garantire la sicurezza dei partner regionali, soprattutto alla luce dei numerosi attacchi subiti dall’hub di Taif nella stessa notte.