Il Loop Tour di Ed Sheeran è tornato al centro del dibattito dopo che il rapper Macklemore è stato escluso dal concerto per aver espresso sul palco il suo sostegno al popolo palestinese. La decisione ha scatenato una serie di critiche rivolte a Sheeran, accusato di aver cospirato contro la libertà di espressione dei suoi ospiti.

Sheeran ha risposto alla polemica durante il concerto del 19 settembre a Philadelphia, spiegando la sua posizione, ma la discussione è continuata sui social e nei media. In quel contesto, Aaron Rowe, uno degli artisti di supporto che aveva lasciato il tour dopo l’allontanamento di Macklemore, ha pubblicato un video in cui difende il cantautore.

Nel video, Rowe ha affermato che l’attenzione dovrebbe essere rivolta a “persone come Robert Kraft”, proprietario del Gillette Stadium, che ha preso posizione contro Macklemore. Ha inoltre accusato quella che definisce “lobby sioniste” di cercare di mettere a tacere chi denuncia quello che lui chiama genocidio, sostenendo che Macklemore non avrebbe dovuto essere escluso.

Rowe ha sottolineato che Sheeran non condivide una posizione ostile alle manifestazioni di solidarietà verso la Palestina, altrimenti non avrebbe scelto di includere artisti come Macklemore e il gruppo irlandese Beoga, noti per le loro opinioni politiche. “Dentro di sé ha solo gentilezza. E sì, come ogni altro essere umano, commette errori”, ha concluso.

Anche Bob Geldof ha preso le difese di Sheeran in un’intervista al Belfast Telegraph. Geldof ha ribadito il diritto assoluto degli artisti di decidere se e come parlare di temi politici, citando i Rolling Stones come esempio di band che non si sentono obbligate a commentare Gaza. Ha elogiato Macklemore e gli altri musicisti che hanno lasciato il tour, riconoscendo il sacrificio economico e professionale che ciò comporta.

Geldof ha puntato nuovamente il dito contro Kraft e i promoter del tour, affermando che “Kraft dovrebbe vergognarsi, i promoter dovrebbero vergognarsi, non Ed Sheeran”. Secondo l’ex frontman dei Boomtown Rats, la responsabilità di gestire le dichiarazioni politiche spetta agli organizzatori e ai proprietari delle strutture, non agli artisti stessi.

La vicenda resta aperta e la discussione pubblica continua, con i sostenitori di Sheeran che chiedono una maggiore trasparenza nelle decisioni dei promoter e una separazione più netta tra questioni politiche e scelte di programmazione dei concerti.