Secondo i dati dell'IEA, i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, che prima della guerra rappresentavano il 20 % del traffico mondiale, sono scesi ad 7,6 milioni di barili al giorno ad agosto, una diminuzione di 13,1 milioni rispetto ai livelli prebellici; contemporaneamente, più di 10 milioni di barili al giorno di produzione nei paesi del Golfo Persico sono rimasti fermi.
La riduzione dei flussi ha limitato la disponibilità di prodotti raffinati, costringendo le raffinerie a privilegiare la produzione di gasolio rispetto al cherosene per aviazione, poiché il diesel è più richiesto per trasporti terrestri, industria e riscaldamento.
Reuters, citando Energy Aspects, prevede che il deficit di jet fuel in Europa raggiungerà i 510.000 barili al giorno nel quarto trimestre 2026, mentre le scorte nell'hub di Amsterdam‑Rotterdam‑Anversa sono già ai livelli più bassi degli ultimi sette anni.
Per compensare la carenza, l'Europa sta aumentando le importazioni da mercati lontani, tra cui la Corea del Sud, che ha fornito 129.000 barili al giorno di carburante a partire da inizio settembre.
L'IATA stima che il prezzo medio del jet fuel nel 2026 sarà di 152 dollari al barile, pari al 31,4 % dei costi operativi delle compagnie aeree, contro il 25,4 % dell'anno precedente, un aumento che si traduce in biglietti aerei più costosi per i passeggeri.
Le pressioni finanziarie hanno già colpito il settore: Spirit Airlines ha cessato definitivamente l’attività il 2 maggio 2026 per l’insostenibilità dei costi operativi, mentre AirBaltic ha avviato la procedura prefallimentare Chapter 11 negli Stati Uniti, con il rischio di ristrutturazione o chiusura.
Gli esperti avvertono che, se la disponibilità di cherosene per aerei dovesse peggiorare ulteriormente, le compagnie potrebbero essere costrette a ridurre i voli, aumentare i prezzi dei biglietti o selezionare solo le rotte più redditizie, con impatti negativi sul traffico aeroportuale e sui collegamenti internazionali.
L'IEA ha segnalato che gli inventari globali di prodotti petroliferi sono diminuiti di 507 milioni di barili dall'inizio del conflitto, avvicinando il sistema di raffinazione ai suoi limiti operativi e rendendo urgente una soluzione per evitare che gli aerei rimangano a terra già nel 2027.