Nel suo intervento, il pontefice ha sottolineato come la crescente capacità dell’uomo di diventare autosufficiente grazie alla tecnologia possa spingerlo a rifugiarsi in mondi virtuali, trascurando le esigenze dei più deboli.
“Per diventare un autentico progresso umano, cioè a favore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini, il progresso tecnico e scientifico dev’essere animato e orientato dalla carità”, ha dichiarato il Papa, aggiungendo che solo così il progresso potrà difendere la dignità umana e migliorare le condizioni di vita, soprattutto dei più svantaggiati.
Il Santo Padre ha collegato questa visione alle attuali guerre di aggressione, che secondo lui sono alimentate dalla corsa a conquistare giacimenti di terre rare indispensabili per i componenti informatici su cui si basano gli algoritmi dell’intelligenza artificiale.
Per interrompere questo ciclo, il Papa ha invitato a “rompere il paradigma per il quale le nazioni che possiedono la tecnologia hanno un diritto di supremazia sulle altre”, sostenendo che la condivisione del “pane del sapere e del saper‑fare” è un imperativo morale.
Richiamandosi al Concilio Vaticano II e alla costituzione apostolica “Gaudium et Spes”, ha ricordato ai fedeli che la loro missione è partecipare all’edificazione della “città degli uomini”, superando barriere ideologiche e allineando l’attività umana con le intenzioni divine.
L’udienza ha attirato una folla numerosa, tanto che i fedeli hanno occupato anche gli spazi esterni di Piazza Pio XII, creando congestioni ai varchi di accesso e facendo allungare le file fino a Piazza Risorgimento.
Il discorso di Leone XIV si inserisce in un più ampio impegno pontificale volto a promuovere un uso etico della tecnologia, a favorire la pace e a garantire che i benefici del progresso scientifico siano distribuiti equamente a tutti gli uomini.