La proposta di legge Zanettin‑Bongiorno, approvata dal Senato ad aprile 2024, prevede regole più rigide per il sequestro degli smartphone nelle indagini penali. Il testo è rimasto fermo per più di due anni a causa dell’opposizione di Fratelli d’Italia, che ha richiesto modifiche per rispondere alle preoccupazioni espresse dal procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo.
Il mercoledì pomeriggio era previsto l’avvio dell’esame degli emendamenti, depositati quasi un anno fa, in vista della discussione in Aula fissata per il 1° ottobre. Tuttavia, il sottosegretario leghista Andrea Ostellari, presente in rappresentanza del governo, ha annunciato che l’esecutivo non presenterà i pareri obbligatori, sostenendo la possibilità di intervenire con un decreto legislativo ad hoc, in attuazione della delega prevista nella legge di delegazione europea per il 2026.
Secondo Ostellari, il provvedimento d’urgenza dovrebbe recepire alcuni dei 18 emendamenti proposti dalla presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, i quali mirano ad “ammorbidire” la procedura di sequestro escludendo i reati di criminalità organizzata.
La risposta di Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, è stata immediata e accesa. Costa ha chiesto garanzie che il decreto ipotizzato venga pubblicato entro il 9 ottobre, data di scadenza della delega (la legge è entrata in vigore il 9 aprile). Di fronte a risposte che ha definito vaghe, il deputato ha minacciato di dimettersi da relatore del provvedimento e di chiedere di portare il testo direttamente in Aula, saltando il voto sugli emendamenti.
Ostellari ha risposto invitando Forza Italia a “mettersi d’accordo”, ricordando che gli stessi azzurri avevano spinto per l’attuazione della delega con un emendamento di loro iniziativa. La discussione ha suscitato l’ironia dei deputati di opposizione, che hanno scherzato chiedendo se fosse prevista una fornitura di popcorn.
Il duello verbale è proseguito nella successiva riunione dell’Ufficio di Presidenza, dove Costa ha nuovamente insistito per l’immediata approvazione in Aula. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Carolina Varchi, ha esercitato il veto, rimandando ulteriormente la decisione. Il presidente della Commissione, Ciro Maschio, ha comunicato che chiederà al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, di posticipare l’inizio della discussione in assemblea.
Il caso evidenzia le tensioni tra il governo, guidato dalla Lega, e le forze di centro‑destra su un tema che Forza Italia ha trasformato in una battaglia identitaria, mentre la legge resta in sospeso e la data di scadenza della delega si avvicina.