Xi Jinping arriverà a Washington nelle prossime settimane per un incontro con Donald Trump, a seguito della visita di quest’ultimo a Pechino a maggio, che aveva servito da “pre‑riscaldamento” per i negoziati commerciali tra le due potenze.
Le trattative si inseriscono in un contesto di tensioni crescenti: gli Stati Uniti hanno imposto da luglio un dazio del 12,5 % su prodotti legati al lavoro forzato e restrizioni su tecnologie avanzate, mentre Pechino ha intensificato i controlli all’esportazione di minerali critici, due misure che hanno alimentato una spirale di ritorsioni commerciali.
Un accordo commerciale annuale, in scadenza a novembre, è al centro delle discussioni; gli Stati Uniti avrebbero accettato un’estensione di sei mesi, mentre la Cina potrebbe puntare a una proroga più lunga, sfruttando la sua posizione di fornitore di terre rare e altre risorse strategiche.
Internamente, Xi ha appena assistito alla rimozione dal partito di due generali di alto rango, Zhang Youxia e Liu Zhenli, una decisione del Politburo che segna un nuovo assetto di potere in vista del Quinto Plenum di ottobre e del 21° Congresso del Partito previsto per il 2027.
Il presidente americano, invece, affronta una delle peggiori congiunture politiche dalla sua rielezione: il Partito Repubblicano mostra crescente insoddisfazione per le sue scelte di politica estera, e la visita avviene a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato, rendendo il risultato dei negoziati particolarmente incerto.
Le recenti consultazioni tra il vicepremier cinese He Lifeng, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e il rappresentante per il commercio Jamieson Greer hanno lasciato intravedere la possibilità di riduzioni mirate dei dazi su beni energetici e agricoli, un passo che potrebbe alleviare le pressioni sui produttori americani e sul surplus commerciale cinese, che nel 2026 ha registrato vendite record verso gli USA nonostante le barriere.
Il futuro dei rapporti USA‑Cina rimane quindi incerto: se le parti riusciranno a trovare un compromesso su tariffe, controlli tecnologici e accesso alle risorse critiche, la stabilità strategica potrà migliorare; in caso contrario, le tensioni commerciali e le rivalità geopolitiche potrebbero continuare a intensificarsi.