In un post pubblicato sulla piattaforma Truth, il presidente ha dichiarato che "gli organi di informazione non dovrebbero poter scrivere o riferire costantemente invenzioni e bugie quando trattano del presidente o dell'amministrazione Trump o degli Stati Uniti d'America" e ha annunciato il ban con effetto immediato per CNN, Ms Now e Politico.

L'ordine arriva dopo quasi due anni di invettive, insulti e denunce sui social contro giornalisti e testate che non si allineano all'agenda di Trump; il presidente ha già escluso in passato l'Associated Press dallo Studio Ovale e da altri eventi presidenziali, e ha minacciato di silurare altri organi ritenuti "fake news".

Trump ha inoltre etichettato il New York Times e il Washington Post come "fake news" e ha affermato che non farà più entrare "in casa" quei giornali, pur senza specificare un divieto formale per loro.

Il giornalista della CNN Brian Stelter ha commentato che, nonostante la minaccia, la rete "continua a lavorare come sempre" e che al momento non ci sono indicazioni su ulteriori azioni concrete contro la testata.

Parallelamente, l'amministrazione ha introdotto una "new media chair" nella sala stampa presidenziale, riservata a siti, blogger e piccoli giornali vicini ai repubblicani, e ha tentato di imporre un nuovo regolamento al Pentagono per limitare la raccolta e la diffusione di informazioni sensibili; la politica è stata dichiarata incostituzionale da un giudice federale, ma la sala stampa del Pentagono rimane vuota.

Il divieto solleva interrogativi sulla compatibilità con il Primo Emendamento, che garantisce la libertà di stampa, e su come la Casa Bianca gestirà le relazioni con i media in futuro.