L'equinozio d'autunno è un momento preciso dal punto di vista astronomico: il Sole, nel suo moto apparente, passa dall'emisfero boreale a quello australe attraversando l'equatore celeste, facendo sì che, da quel giorno in poi, le notti diventino più lunghe dei giorni nell'emisfero settentrionale.

Fin dall'antichità, il passaggio stagionale è stato narrato attraverso miti e riti. Nella mitologia greca, il rapimento di Persefone da parte di Ade e il suo ritorno annuale legato a Demetra spiegano il ciclo di fertilità e steriltà della terra, un racconto che trovò espressione nei Misteri Eleusini, celebrazioni religiose svoltesi a Eleusi tra settembre e ottobre.

Nel contesto celtico, il nome Mabon, derivato dalla leggenda gallese di Mabon ap Modron, è stato adottato nella tradizione neopagana del Novecento per designare la festa dell'equinozio d'autunno, pur non essendo documentato come rito antico dei Celti.

A Stonehenge, l'evento del 23 settembre 2026 sarà segnato dall'apertura del monumento nelle prime ore del mattino, con il sorgere del Sole previsto alle 6:54. Sebbene gli allineamenti solari del sito siano ben noti per i solstizi, English Heritage sottolinea l'assenza di prove che gli antichi costruttori attribuissero un significato particolare agli equinozi, dimostrando come luoghi preistorici possano acquisire nuovi significati nel tempo.

In Giappone, l'equinozio d'autunno, noto come Shūbun no Hi, è una festività nazionale. Connesso al periodo buddhista Higan, è tradizione che le famiglie visitino e puliscano le tombe dei propri antenati, riflettendo sul concetto di "altra riva" e sul superamento delle illusioni terrene.

L'equinozio d'autunno continua a fungere da punto di riferimento per calendari, miti e rituali in tutto il mondo, ricordando il legame profondo tra il movimento celeste e le esperienze umane di cambiamento, memoria e rinnovamento.