Il sinistro, avvenuto nella provincia di Napoli, ha coinvolto una Fiat Panda del 2013 che, grazie a una fittizia immatricolazione polacca, circolava con targa estera per ridurre i costi dell’assicurazione obbligatoria italiana. Il veicolo ha colpito in piena un ciclista, provocandone la morte sul colpo.
Secondo quanto riferito dall’Polskie Biuro Ubezpieczycieli Komunikacyjnych (PBUK), l’assicuratore polacco ha liquidato il danno e ora intende recuperare la somma di 5,6 milioni di zloty (circa 1,3 milioni di euro) dal proprietario italiano, che dovrà coprire l’intero importo di tasca propria.
La pratica di trasferire la registrazione di veicoli italiani in Polonia è diffusa nella zona di Napoli e provincia. Consiste nella cancellazione del veicolo dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) italiano, nella sua ricollocazione su una società estera polacca e nella successiva “locazione fittizia” per usufruire di premi assicurativi più bassi rispetto a quelli richiesti in Italia, soprattutto nelle regioni dove i costi sono più elevati.
Il meccanismo è particolarmente insidioso perché il veicolo non viene fisicamente spostato in Polonia; solo i documenti cambiano, lasciando la revisione e l’assicurazione a livello cartaceo. In alcuni casi l’assicurazione può anche risultare inesistente, senza che il proprietario ne sia consapevole, ma accetta comunque il rischio di una copertura insufficiente.
Il PBUK ha dichiarato di aver avviato circa 500 azioni legali nei tribunali italiani contro conducenti che hanno causato incidenti con veicoli muniti di targhe polacche. Tra gli altri casi citati vi sono un incidente del 2003 tra un’Audi A4 e un motociclista, con gravi lesioni, e un sinistro in Romania con una Seat Leon con targa polacca, per il quale è stata richiesta una risarcitura di 158.000 euro.
L’autore del sinistro dovrà affrontare non solo la responsabilità penale per l’omicidio del ciclista, ma anche un ingente onere economico, che mette in evidenza le conseguenze legali e finanziarie di un fenomeno che, sebbene nato da esigenze di risparmio, si è trasformato in una trappola per chi lo utilizza.