L’evento, tenutosi a Milano, ha riunito pazienti, associazioni, la Società Italiana di Dermatologia e rappresentanti dell’industria farmaceutica per discutere l’impatto psicologico e sociale di due patologie autoimmuni, la vitiligine e l’alopecia areata, che colpiscono più di 270 mila italiani.
La Commissione Europea ha recentemente concesso a upadacitinib, una piccola molecola inibitrice di specifici percorsi immunitari, due nuove indicazioni: una per il trattamento dell’alopecia areata grave e un’altra per la vitiligine non segmentale, valide sia per adulti che per adolescenti.
Antonio Costanzo, vicepresidente di SIDeMaST, ha spiegato che il farmaco blocca il punto del sistema immunitario responsabile dell’attacco alle cellule che producono melanina e al follicolo pilifero, processi alla base della comparsa di macchie cutanee e della perdita dei capelli.
In Italia l’alopecia areata conta circa 120 mila pazienti; la ricerca indica che il rischio di ansia è più del doppio rispetto alla popolazione generale e oltre il 60 % dei soggetti tende a isolarsi per timore dello stigma legato alla perdita dei capelli.
Claudia Cassia, presidente di AIPAF, ha sottolineato la necessità di un riconoscimento ufficiale da parte del Servizio Sanitario Nazionale, affinché i pazienti possano accedere a cure adeguate e a un percorso di presa in carico strutturato.
Davide Rossetti, presidente di AIV, ha evidenziato che la patologia non è solo estetica ma una vera malattia, e ha lodato la possibilità di confrontarsi con tutti gli attori coinvolti per promuovere una risposta integrata che consideri anche l’impatto psicologico.
Gli organizzatori hanno concluso che la sfida principale resta la costruzione di percorsi di cura integrati, capaci di trattare la malattia della pelle senza trascurare le conseguenze sulla salute mentale dei pazienti.