Secondo i contratti sui futures, la probabilità di un aumento dei tassi è passata dal 50% della vigilia al 73% in un solo giorno, segnalando un forte cambiamento di aspettative tra gli operatori finanziari prima della riunione della Fed prevista per il 28 ottobre.

Il nuovo ottimismo è alimentato da un indice PMI composito S&P Global che ha registrato un balzo da 56 ad agosto a 58,4 a settembre, segnando l'espansione più rapida dall’estate 2021 e il quarto mese consecutivo di accelerazione della crescita, trainata dal settore dei servizi e da una ripresa della produzione manifatturiera al livello più alto da aprile 2022.

Michael Barr, membro del Board della Fed, ha avvertito che «saranno probabilmente necessari ulteriori aggiustamenti di politica monetaria» per contenere l’inflazione, aggiungendo che i rischi per il raggiungimento dell’obiettivo inflazionistico sono aumentati.

In risposta, il dollaro ha guadagnato lo 0,5% a livello globale, con il Dollar Index a 101 punti, mentre i rendimenti obbligazionari sono saliti: i titoli a due anni hanno toccato il 4,95%, i cinque anni il 5%, il decennale il 5,12% e il trentennale il 5,4%, riflettendo una prospettiva di tassi più alti e più duraturi.

L’aumento dei rendimenti reali a 10 anni, oltre il 2,7%, ha penalizzato asset senza cedola come oro, argento e Bitcoin, mentre i mercati azionari hanno subito pressioni: il Nasdaq ha perso circa un punto percentuale, l’Eurostoxx 50 è sceso dell’1,3% e il FTSE MIB ha limitato le perdite a -0,21%.

Parallelamente, il prezzo del petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile per il Brent e oltre i 90 dollari per il WTI, nonostante le previsioni di Donald Trump, che ha dichiarato alle Nazioni Unite che il prezzo del petrolio crollerà dopo le elezioni di metà mandato, una affermazione che gli investitori sembrano non aver creduto.