Nel novembre 2016, durante un attacco a Hebron, Azaria, allora paramedico della brigata Kfir, intervenne sul luogo dopo che un suo compagno era stato accoltellato da due palestinesi. Uno degli aggressori fu ucciso, mentre al‑Sharif rimase ferito da sei colpi di arma da fuoco.

Circa undici minuti dopo l’attentato, Azaria sparò al‑Sharif alla testa, uccidendolo. I giudici, nella sentenza che lo condannò a diciotto mesi di carcere, stabilirono che l’uomo non agì per timore di un pericolo imminente, ma perché aveva deciso che «il terrorista meritava di morire».

La decisione di concedere la grazia è stata presa nonostante l’opposizione dei vertici militari dell’esercito israeliano, che avevano espresso riserve sul provvedimento.

La grazia di Azaria rappresenta un nuovo capitolo nella controversa vicenda, che ha suscitato dibattiti sulla condotta dei soldati in situazioni di conflitto e sulla giustizia militare in Israele.