Roma – Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle Camere Penali e uno dei penalisti più autorevoli d’Italia, ha commentato le conseguenze giuridiche dell’omicidio avvenuto a Baldissero d’Alba, sottolineando i rischi di una deriva normativa.

Petrelli, nato nel 1957 ad Ascoli Piceno, aveva già espresso una posizione netta sul caso Roggero, affermando che “il diritto di difendersi non può essere confuso con il diritto di vendicarsi”.

Secondo il presidente, la legge sulla legittima difesa prevede una presunzione di adeguatezza e proporzionalità della risposta difensiva, soprattutto quando i fatti si svolgono all’interno di un domicilio, dove sussiste una sostanziale presunzione di pericolo.

Tuttavia, la giurisprudenza tende a restringere tale ambito, richiedendo un accertamento per verificare se la violazione del domicilio abbia realmente messo in pericolo i diritti del titolare della casa.

Petrelli ha evidenziato le differenze tra il caso Roggero e la sparatoria di Baldissero d’Alba: “Nel caso Roggero i colpi sono stati sparati dopo che le persone si stavano allontanando, mentre a Baldissero i tiratori hanno agito da una posizione fissa e non c’erano soggetti in fuga”.

La Lega, in risposta a questi fatti, ha presentato una proposta di legge per ampliare la non punibilità delle aggressioni a mano armata commesse dentro casa o in un’attività commerciale. Petrelli ha avvertito che tale modifica “cambierebbe il nome dell’istituto della legittima difesa in legittima vendetta”, definendola una regressione verso una “barbarie più che medievale”.

Il presidente ha inoltre denunciato l’uso strumentale della sicurezza da parte dei partiti: “La paura viene strumentalizzata per cercare consenso elettorale; i casi giudiziari saranno sicuramente usati come clava politica”.

Sul confine tra difesa legittima e eccesso, Petrelli ha ribadito il principio di proporzionalità: “L’esercizio della forza spetta allo Stato; il cittadino può delegare parte di quella forza solo quando il pericolo è attuale e misurato”.

Concludendo, ha affermato che il caso Roggero non ha insegnato nulla di nuovo al diritto penale, poiché era già fuori dall’ambito della legittima difesa, e ha invitato a mantenere la giustizia al riparo delle passioni elettorali.