Secondo l'agenzia di stampa giapponese Kyodo, citando un alto rappresentante del governo iraniano, l'Iran ha proposto di riaprire lo Stretto di Hormuz entro una settimana se gli Stati Uniti compiranno passi concreti verso la riduzione della pressione militare, inclusa la fine del blocco ai porti iraniani.
La proposta, già trasmessa a Washington tramite mediatori, prevede la ripresa dei colloqui volti a una cessazione permanente delle ostilità tra i due Paesi, ma esclude per il momento un incontro diretto tra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il presidente statunitense Donald Trump durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il funzionario ha sottolineato che l'iniziativa è stata approvata dal Supremo Guida, Mojtaba Khamenei, e dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, il più alto organo di sicurezza iraniano, e che Teheran attende segnali da Washington sulla disponibilità a tornare ai negoziati.
Le notizie hanno avuto un impatto immediato sui mercati energetici: il prezzo del Brent è sceso a 98,51 dollari al barile, in calo dell'1,82% rispetto alla mattinata, mentre il WTI è sceso del 3,37% a 89,26 dollari.
Parallelamente, l'Arabia Saudita ha riavviato le operazioni del gasdotto East‑West Pipeline e potrebbe riprendere oggi le esportazioni di greggio dal porto di Yanbu sul Mar Rosso, dopo che gli attacchi con droni avevano costretto alla chiusura della struttura il 13 settembre.
Il riavvio del gasdotto saudita e la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz sono visti come segnali di una potenziale de‑escalation del conflitto mediorientale, ma rimangono dipendenti da ulteriori sviluppi diplomatici tra Washington e Teheran.