Secondo i dati più recenti, il Brent si aggira intorno ai 100 dollari al barile, ben al di sotto del picco storico di 147,5 $ registrato a luglio 2008. In Italia, però, il diesel in modalità self costava 2,336 €/l e la benzina verde 2,155 €/l il 21 settembre, valori vicini ai massimi di sempre.
«Il confronto diretto tra il prezzo del greggio e quello dei carburanti è spesso fuorviante», ha dichiarato Gianni Murano, presidente dell’Unem. Secondo lui, benzina e gasolio dipendono non solo dal costo della materia prima, ma anche dall’andamento dei mercati internazionali dei prodotti raffinati.
Un primo elemento di spiegazione è il cambio euro‑dollaro. Nel 2008 l’euro era intorno a 1,60 $; oggi è circa 1,14 $. A parità di prezzo del petrolio in dollari, l’acquisto in euro risulta più costoso. Murano stima che, con il tasso di cambio attuale, i prezzi dei carburanti sarebbero inferiori di circa il 25 % rispetto a quanto sarebbero stati con il cambio del 2008.
Un altro fattore è l’inflazione. Se si adegua il prezzo del petrolio del 2008 all’inflazione corrente (quasi 200 $ in termini reali), la differenza nominale sui prezzi alla pompa è di 50‑60 centesimi per litro. Tuttavia, in termini di potere d’acquisto, la benzina di oggi è sostanzialmente pari a quella del 2008 (circa 2 €/l contro 1,99 €/l), mentre il gasolio è leggermente più caro di circa 13 centesimi per litro.
Il mercato dei prodotti raffinati è più stretto rispetto a quello del greggio. Negli ultimi quindici anni l’Europa ha chiuso circa il 20 % della capacità di raffinazione, eliminando più di 30 raffinerie. L’Italia ha delegato parte dell’approvvigionamento a raffinerie russe, del Golfo e indiane, creando un “corto” stimato in 4‑5 milioni di barili al giorno di prodotti finiti – l’equivalente del consumo combinato di Italia e Francia più metà della Germania.
Le guerre in corso hanno ulteriormente ridotto i flussi di prodotti finiti. I conflitti tra Russia e Ucraina (dal 24 febbraio 2022) e tra USA e Iran (dal 28 febbraio 2024) hanno limitato le forniture dalla Russia, terzo polo di raffinazione mondiale, e dal Medio Oriente. Di conseguenza, il Brent è aumentato di circa 19 centesimi di euro al litro, mentre la benzina è salita di 41 centesimi e il gasolio di 65 centesimi, evidenziando una pressione maggiore sui prodotti finiti.
Se i conflitti dovessero cessare rapidamente, Murano avverte che gli effetti sui prezzi del petrolio sarebbero immediati, ma quelli sui carburanti potrebbero persistere per mesi o anni, a seconda dei danni alle raffinerie e alle infrastrutture logistiche e della velocità con cui queste torneranno a pieno regime.