A New York, le delegazioni statunitense e iraniana hanno concluso una giornata di colloqui intensi al Palazzo di Vetro, con gli intermediari qatarioti che hanno scambiato messaggi tra le due parti per tutta la giornata, secondo quanto riferito dallo special envoy americano Steve Witkoff su X.

Witkoff ha definito il round di discussioni “un successo” e ha espresso speranza che i risultati possano rivelarsi costruttivi, aggiungendo che i mediatori continueranno a lavorare per tradurre le posizioni in un accordo concreto.

Il New York Times, citando due funzionari iraniani, ha riportato che, oltre ai colloqui formali, si è tenuto un incontro informale tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, lo special envoy americano e il consigliere di Donald Trump, Jared Kushner, figura chiave nelle trattative sul Medio Oriente fin dall’inizio del mandato presidenziale.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato che le condizioni per la fine delle ostilità sono rimaste invariate e che erano già state comunicate agli Stati Uniti all’inizio della settimana corrente.

Tra le richieste iraniane figurano la cessazione completa dell’aggressione americana, lo smantellamento del blocco navale nello Stretto di Hormuz, la revoca delle sanzioni statunitensi e lo sblocco dei beni iraniani attualmente congelati.

Baghaei ha inoltre criticato il discorso del presidente Donald Trump all’AGNU, definendolo ripetitivo e privo di forza, e ha accusato l’amministrazione statunitense di minacciare con attacchi militari, definendolo un’ammissione di crimini internazionali.

Nel frattempo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un incontro a New York con il primo ministro britannico Andy Burnham, ha sottolineato che un accordo sullo Stretto di Hormuz potrebbe favorire la ripresa del processo negoziale con l’Iran, evidenziando che il traffico commerciale nella zona è stato drasticamente ridotto nelle ultime settimane.

Erdogan ha anche commentato le tensioni regionali, accusando Israele di non perseguire la pace a Gaza e in Cisgiordania, e ha ribadito l’importanza di una pressione internazionale coordinata per contenere l’escalation.