Nel documento, presentato al Castello della Muette, l'OCSE prevede che il PIL mondiale crescerà del 2,9% nel 2026, leggermente più del 2,8% stimato a giugno, e del 3% nel 2027, rispetto al 3,1% precedente; per l'Italia, la crescita è ora stimata allo 0,9% nel 2026, contro lo 0,5% di giugno, per poi contrarsi allo 0,6% nel 2027, pari alla precedente ipotesi.
Il segretario generale Mathias Cormann ha avvertito che, sebbene la crescita globale abbia tenuto meglio del previsto, le riserve che hanno permesso di attutire lo shock energetico si stanno esaurendo, aggiungendo che l'inflazione è tornata a salire e invitando gli Stati membri a indirizzare gli aiuti verso i più bisognosi e a riportare la spesa pubblica su un percorso sostenibile.
Stefano Scarpetta, nuovo capo economista dell'OCSE, ha spiegato che l'economia italiana, così come quella di Germania e Spagna, ha mostrato una resilienza superiore alle aspettative di giugno, grazie a consumi più solidi e a investimenti, in particolare quelli pubblici legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), di cui l'Italia è il principale beneficiario in Europa.
Scarpetta ha sottolineato che il PNRR terminerà a fine 2026 e che la sua conclusione rappresenterà una delle fonti di crescita che mancherà, rendendo indispensabili riforme strutturali per migliorare produttività e crescita a lungo termine.
Il capo economista ha inoltre ricordato che l'ISTAT ha confermato un deficit al 3,1% per il 2025, limitando la capacità del governo di intervenire, e ha ribadito la necessità di proteggere le famiglie e le imprese più colpite dalla crisi energetica, mantenendo spazio fiscale per la difesa e per le sfide demografiche legate all'invecchiamento della popolazione.
Il rapporto avverte che le prospettive economiche rimangono fortemente condizionate dalla risoluzione del conflitto in Medio Oriente e dal livello dei salari reali in alcune economie del G20, tra cui Giappone, Sudafrica e Italia, dove i salari sono ancora pari o inferiori ai livelli pre‑pandemia.