La riunione, descritta da Schlein come "bella, lunga, articolata", ha portato il gruppo a lanciare un appello al centrodestra affinché riveda la definizione IHRA, criticata perché includerebbe anche le contestazioni alla politica di Israele.
La definizione è stata inserita nell'ordinamento italiano dal governo Conte II e, parallelamente, è stata adottata dall'Unione europea, suscitando contestazioni da parte di diversi attori politici e della società civile.
In precedenza, l'ex segretario del Partito Democratico Piero Fassino aveva presentato al Senato una proposta unitaria di astensione, ma nel frattempo le posizioni interne sono cambiate: partiti come Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e il Movimento 5 Stelle hanno espresso apertamente la volontà di votare contro il provvedimento.
Schlein ha sottolineato che, qualora la definizione fosse modificata, il PD sarebbe disponibile a sostenere la legge, ribadendo il proprio impegno storico contro l'antisemitismo e ogni forma di discriminazione; altrimenti, ritiene che la misura dimostri una natura "strumentale" da parte della destra e il partito voterà contro.
Parallelamente, il PD, insieme a M5S, AVS, Italia Viva, +Europa e i Verdi, ha presentato un pacchetto di circa quaranta emendamenti unitari alla riforma della legge elettorale attualmente in esame alla Camera, riprendendo in larga parte le proposte già avanzate al Senato.
I firmatari – Simona Bonafè (PD), Alfonso Colucci (M5S), Filippo Zaratti (AVS), Maria Elena Boschi (Italia Viva) e Riccardo Magi (+Europa) – hanno dichiarato che gli emendamenti saranno discussi in commissione e poi nuovamente in aula, nonostante il governo sembri intenzionato a trasformare la votazione in una questione di fiducia, segno delle difficoltà della maggioranza nel mantenere coese le diverse posizioni interne.
La spaccatura interna al centro‑sinistra è evidente anche nella discussione sul programma di coalizione e sulle primarie: il PD non ha ancora fissato date per la definizione del proprio programma, mentre gli altri partiti avanzano iniziative su salario minimo, congedo paritario, sanità e politiche industriali.
La posizione ferma di Schlein sul tema IHRA aggiunge pressione al governo guidato da Giuseppe Conte per trovare un compromesso prima della votazione parlamentare, un passo che potrebbe determinare se il PD continuerà a sostenere l'intero pacchetto di riforme o si ritirerà dalla maggioranza.