La decisione, comunicata dalla direzione aziendale dopo un vertice interno sulle problematiche produttive dell’impianto, prevede la sospensione della produzione della 500 elettrica e ibrida per 12 giorni, coinvolgendo 934 operai e 140 impiegati.
Un portavoce di Stellantis ha definito la situazione “complessa”, sottolineando gli investimenti effettuati e il raddoppio della produzione rispetto all’anno precedente, ma ha anche riconosciuto la necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali.
I sindacati hanno reagito con forte preoccupazione: Rocco Cutrì e Igor Albera della FiM torinese hanno definito il ricorso alla cassa integrazione un “passaggio di estrema gravità”, mentre Giorgio Airaudo, segretario generale della CGIL Piemonte, ha denunciato un “agonia” che dura da 19 anni e ha definito l’obiettivo di 120.000 veicoli annui un miraggio.
L’associazione AQCF, rappresentante dei quadri e capi Fiat, ha chiesto nuovi investimenti e l’assegnazione di un modello aggiuntivo per garantire volumi adeguati e continuità allo stabilimento.
Nel frattempo, circolano indiscrezioni su un possibile interesse di altri produttori per il sito di Mirafiori; il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato che saranno usati tutti gli strumenti a disposizione, incluso il golden power, qualora Volkswagen decidesse di cedere la Ducati.
A livello di gruppo, John Elkann, presidente di Exor, ha riconosciuto il calo del prezzo delle azioni di Stellantis, ma ha ribadito la fiducia nel piano quinquennale FaSTLANE 2030, sostenuto da 60 miliardi di investimenti, con l’obiettivo di migliorare margini e crescita entro la fine del decennio.
Le performance finanziarie di Exor mostrano una diminuzione del valore complessivo delle partecipazioni quotate a 24,45 miliardi di euro nel primo semestre 2026, con Stellantis che registra un total return negativo del 47% e una perdita di valore della partecipazione nel gruppo di 2,24 miliardi di euro rispetto a fine dicembre.