L’ex fuoriclasse nerazzurro, che ha illuminato il San Siro per oltre due decenni, è morto a Milano il 22 settembre 2026. La notizia, confermata dagli organi del club, chiude una vita dedicata al calcio e al valore dell’Inter.

Mazzola fece il suo ingresso nel settore giovanile dell’Inter nel 1954, all’età di 15 anni, dopo un periodo di apprendistato sotto la guida di Giovanni Ferrari, compagno di squadra del nonno di Federico Jaselli Meazza, Giuseppe Meazza. Il giovane Sandro raccontò al nipote del grande Meazza che la prima partitella con i ragazzi, giocare accanto al mito, gli tolse il sonno per l’emozione.

Il legame familiare tra i Meazza e i Mazzola si consolidò negli anni: il nonno Giuseppe, scomparso nel 1979, era stato allenatore nel vivaio nerazzurro, mentre Sandro, dopo il ritiro, rimase una figura di riferimento per la società. Secondo Massimo Moratti, il nonno Peppino era “la persona presente nel momento del bisogno”, un ruolo che Mazzola ha continuato a incarnare.

Durante la sua carriera, Mazzola fu parte integrante dell’Inter degli “Invincibili”, squadra che nel 1965 sollevò la Coppa dei Campioni dopo aver “rifilato tre gol al Real Madrid”. Il suo contributo tecnico e il suo carisma lo resero un simbolo di sportività e di appartenenza al club.

Il nome Mazzola è riconosciuto anche all’estero. Un aneddoto raccontato da Federico Jaselli Meazza descrive un anziano signore spagnolo che, sapendo dell’appartenenza di Sandro all’Inter, esclamò “Inter, Mazola”, dimostrando come la leggenda abbia attraversato i confini nazionali.

Amici, ex compagni e tifosi hanno già iniziato a rendere omaggio al grande campione, ricordandolo come “una persona perbene, che ha incarnato i valori del club in maniera totale”. Il suo ricordo rimarrà vivo nei filmati d’epoca e nei cuori di chi ha seguito le sue imprese.