L’autopsia, effettuata dall’Obitorio civico di Torino, ha confermato che la morte di Gjovalin Lazri è stata causata da un singolo proiettile; gli accertamenti medico‑legali sono ancora in corso e gli specialisti hanno sottolineato la necessità di un sopralluogo sul luogo.

Roberto Mollo, 35 anni, è stato identificato come l’autore dei colpi sparati dal balcone della sua cascina verso le ombre che si muovevano nel cortile, nella notte del 20 settembre. Secondo le ricostruzioni, Mollo ha premuto il grilletto dodici volte in rapida successione.

Alle 2:17 del 20 settembre Mollo ha chiamato il 112, dichiarando di aver avuto dei ladri in casa e di essersi difeso. Nella registrazione, l’uomo afferma di aver ferito un ladro, di non sapere se fosse morto e di aver agito da solo perché “aveva la pistola”.

Durante la conversazione con l’operatore, Mollo ha ripetuto più volte che gli intrusi volevano rubargli tutto e che, spaventato, ha sparato. L’operatore dei carabinieri ha cercato di tranquillizzarlo, promettendo l’invio di una pattuglia, mentre Mollo ha assicurato di non toccare nulla e di avere la pistola scarica.

Le autorità hanno aperto un’indagine per omicidio e tentato omicidio nei confronti di Mollo. La vicenda ha riacceso il dibattito sulla legittima difesa in caso di intrusioni domestiche, ma al momento le indagini si concentrano sulla ricostruzione dei fatti e sulla verifica delle dichiarazioni dell’uomo.

Il caso è stato ampiamente riportato dal Tg1, che ha diffuso l’audio della chiamata al 112. La polizia continua a raccogliere testimonianze e a esaminare le prove forensi, mentre la famiglia di Lazri attende ulteriori risultati dell’autopsia.